Laos + Nord Thailandia e Bangkok

Laos fai da te

Il viaggio originariamente prevedeva il nord del Laos e poi un periodo di relax a Khao Lak e isole Surin e Similan.

A causa dello tsunami, ho cambiato programma, e sono rimasta in zona nord Thailandia.

In breve: il Laos mi è piaciuto tantissimo, la Thailandia per niente! Le etnie ed il paesaggio sono più o meno gli stessi, è il livello di commercializzazione del turismo che cambia, il Laos è un paese meno visitato, forse anche perché meno sviluppato. Navigando sul fiume che segna il confine fra i due stati in certi tratti, mi ha colpito osservare che dal lato sud vi fossero costruzioni in cemento, fili dell’elettricità, segni di civilizzazione, insomma, dalla parte laotiana, assolutamente nulla!

Forse è anche un po’ colpa mia, perché rendendomi conto che la Thailandia è più sfruttata, avrei dovuto scegliere escursioni in zone meno battute. Per trovare qualcosa di autentico nella zona di Chiang Mai /  Chiang Rai bisogna fare trekking a piedi di 2 o 3 giorni, immagino. Qualunque cosa si possa raggiungere in giornata, su strada asfaltata, si può star certi che sarà una trappola per turisti.

Menzione negativa per la linea aerea scelta, la El Al, preferita perché era la meno cara, ma se avessi saputo a cosa andavo incontro avrei speso 100 Euro in più per la concorrenza.

Io e pochi altri, tutti quelli che non avevano una prenotazione, fatta da loro o da un tour operator, siamo stati perquisiti e controllati alla paranoia, io seguita per tutto il tempo da una sceriffa, persino in bagno. Sono stata sottoposta ad un interrogatorio kafkiano, non riuscivano a capacitarsi del fatto che avessi un biglietto per Bangkok, la Lonely Planet del Laos, per fortuna avevo almeno la prenotazione della cuccetta del treno da Bangkok a Nong Khai, altrimenti mi avrebbero crocifissa. Forse li hanno allarmati i timbri sul mio passaporto, alcuni relativi a cosiddetti, da loro, “stati canaglia”.

Mai più.

Arrivo a Bangkok alle 14.30. Il metodo più economico (e veloce se si capita al momento giusto) per arrivare in città è quello di prendere un treno dalla stazione che si trova proprio davanti all’aeroporto, seguendo le indicazioni per attraversare l’autostrada su una sopraelevata. Il costo di un biglietto di terza classe è 10 baht. In treno mi metto a parlare con un signore dall’inglese molto fluente, cosa insolita per un Thai che non lavori nel turismo. Dopo avergli raccontato cosa ci faccio qui, rimane sorpreso e mi chiede cosa io ci vada mai a fare in Laos, visto che è un “paese povero dove non c’è assolutamente niente da vedere”, parole sue.

Prendo possesso della mia cuccetta in seconda classe con aria condizionata, 678 baht, sull’espresso per Nong Khai delle 20.45. Questa si rivela essere assolutamente decente, e l’aria condizionata nemmeno necessaria.

Arrivata a Nong Khai, con una combinazione di tuk tuk/bus/tuk tuk riesco ad arrivare a Vientiane.

Il visto al confine mi richiede tipo mezz’ora, ed è facile come bere un bicchier d’acqua.

Trovo posto alla Orchid Guesthouse, 13 USD. Nel pomeriggio visito il Buddha Park (ingresso 5000 kip + altri 2000 per macchina fotografica). Una tragedia arrivarci, sono su un microbus pubblico, nessuno parla inglese, chiedo che mi indichino dove devo scendere, ma nessuno capisce e mi devo arrangiare. In seguito vado al Wat Pha Kaew, 5000 kip,

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e al Wat Si Saket (entro ma nessuno mi chiede soldi).

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Vientiane non mi ha colpisce particolarmente.

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Ci dormo una notte sola, e la sera mangio sul lungo fiume. Come illuminazione ci sono solo delle candele, mi portano un pescione d’acqua dolce, ma c’è così poca luce che non riesco nemmeno a diliscarlo per bene. Poi passano dei mendicanti in mezzo ai tavoli, e gliene lascio un pezzo.

25/12

Con un minivan turistico, 160 baht (qui accettano di tutto, euro, dollari, kip, baht, basta che si paghi) raggiungo Vang Vieng alle 14.30. Trovo una pensione molto carina, la Khem Song, a 3 dollari, con vista spettacolare.

pensione vang vieng

Il paese è piccolo, dalla zona turistica, una specie di Khao San Road in miniatura, è facile raggiungere la parte dove vive la gente del posto.

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Il paesaggio è incantevole, un fiume bordato da formazioni calcaree tondeggianti, ed in mezzo alle risaie.

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Al Dalavan Restaurant conosco una ragazza tedesca, e con lei decido, per l’indomani, di affittare delle biciclette.

Il costo è 10mila kip

26/12

Esploriamo la campagna, fermandoci nelle botteghe dei villaggi,

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attorniate dai bambini che poi ci chiedono passaggi correndoci dietro e sistemandosi al volo sul parafango posteriore.

bimba vang vieng

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Strade non asfaltate, polverose,

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e alcuni ponti davvero particolari.

ponte vang vieng

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Visitiamo le grotte di Pou Kham (5mila kip). Esse sono circa a metà collina, e per essere raggiunte necessitano di una camminata su un sentiero a tratti così ripido che in certi punti dobbiamo arrampicarci.

arrampicata grotte

Lì ho capito perché molti ragazzi incontrati a Vientiane, e che  hanno fatto un percorso inverso al mio, avevano le braghette strappate.

Alla base, invece, uno specchio d’acqua dove si possono fare i bagni, tuffandosi direttamente dai rami degli alberi tramite corde tipo Tarzan, e poi capanne a palafitta dove sistemarsi a riposare. Un ambiente davvero gradevole e rilassante.

bagno grotte

Nelle grotte sono collocate delle statue di Buddha, e si può andare ovunque, anche nei guai, non ci sono percorsi obbligati da seguire, in barba alle norme di sicurezza.

La Lonely Planet stessa definisce gli ospedali laotiani del tutto carenti per gli standard occidentali, e dopo essere passata vicino a quello di Vang Vieng non posso non dare torto agli autori. Credo quindi che se uno si sfracelli perdendo l’equilibrio si debba poi arrangiare per rientrare almeno a Chiang Mai.

Il fiume che attraversa la città è meta di numerose attrazioni turistiche, rilassata navigazione con le chiappe infilate nel buco di vecchie camere d’aria, e la notte rumorosi parties a basi di droghe.

Del tutto ignara di cosa stia succedendo nel mondo in quel momento, senza tv e senza giornali, all’ora di cena comincio a ricevere chiamate da colleghi. Immaginando rogne sul lavoro, e anche per non sputtanarmi il poco credito che ho, li ignoro. Quando ricevo via sms un “come stai – dove sei” da parte di una delle mie migliori amiche, che ben conosce quanto io detesti l’utilizzo del cellulare in vacanza, allora inizio a pensare che qualcosa possa andare storto e rispondo “perché?”. Un suo successivo sms mi rende noto l’accaduto, per cui ritengo a questo punto necessario scrivere a mio fratello affinché mia madre non si preoccupi. In realtà mia madre si preoccuperà lo stesso. Per lei Laos o Phuket non fa molta differenza, finchè non rientro a Pinerolo!

27/12

Il mio primo pensiero è cercare di fare colazione in un bar dove ci sia la TV, e davanti ai reportage della CNN ho una prima idea del macello che è successo.

Con un altro minivan turistico (7 usd) arrivo a Luang Prabang.

La prima guesthouse in cui mi sistemo, fra l’altro un po’ fuori dal centro, Phetmanitong Guesthouse, 6 dollari, è orribile, allora il giorno dopo mi sposto alla Souk Savath, stesso prezzo, ma proprio dietro al mercato. La via centrale è piena di templi, i monaci vengono a parlare con i turisti per fare pratica di inglese.

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Alla mattina è sempre un po’ freddino e nebbioso, ma verso le 11 esce il sole e si sta bene.

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Di sera è pieno di bancarelle che vendono souvenirs e cibo

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28/12

Escursione su fiume alle grotte di Pak Ou con le loro statue buddiste.

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29/12

Decido di prendere un bus notturno pubblico per guadagnare tempo diretto a Luang Nam Tha (56mila kip). La corriera parte da Vientiane, arriva a Luang Prabang già strapiena, e nessuno scende. Quindi mi tocca stare tutta la notte seduta su uno sgabellino di plastica nel corridoio, a stretto contatto con altre decine di passeggeri, intenti a mangiare arance e sputare bucce e semi tutto attorno. Siamo pressati come sardine.

30/12

A Luang Nam Tha con un pick up collettivo (15mila kip) vengo trasportata sino a Muang Sing, al confine cinese. Gli unici negozi che ci sono vengono merce utile agli abitanti, tipo casalinghi, ci sono due ristoranti, e nessuna agenzia. Qualche albergo per fortuna esiste, e mi sistemo in un bungalow di bambù che non mi sembra molto indicato in una zona montuosa come questa, alla Phou Iu Guesthouse (6 dollari). Ad ogni modo hanno delle coperte di lana nuove, ed almeno di notte non ho freddo. Presso l’ufficio del turismo prenoto per l’indomani un’escursione ai villaggi popolati da minoranze etniche (10 usd), ho solo un giorno a disposizione e spero in qualcosa di autentico.

31/12

L’escursione non mi deluderà, anche se ci accompagna un ragazzino le cui competenze come guida sono discutibili, e che cerca di fare il più in fretta possibile a riportarci indietro nel pomeriggio, per avere tempo di prepararsi adeguatamente al veglione di capodanno con gli amici.

Non saprei dire quanto abbiamo camminato, guardando sulle cartine topografiche dell’ufficio turistico pare che l’anello più corto fosse 17 km, ma sinceramente non credo di averli percorsi. Fatto sta che raggiungiamo un villaggio Akha che pare fuori dal mondo, calato in un’atmosfera nebbiosa che lo proietta ancora più indietro nel tempo.

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Vicino o meno alla civiltà, fatto sta che gli abitanti paiono assolutamente poco avvezzi a rapportarsi con turisti occidentali. La riprova è  quando diciamo alla guida che ci piacerebbe lasciare una piccola offerta, e questi ci chiedono 10mila kip, ossia un Euro. Noi pensiamo dapprima che vogliano dire 100mila kip, e poi 10mila kip a testa (oltre a me c’è una coppia di inglesi ed un ragazzo italiano) ma loro ci confermano 10mila kip in tutto, e poi ci chiedono se possiamo regalare delle cartoline delle nostre città (in effetti una parete della capanna del capovillaggio ne è tappezzata, e provengono da ogni angolo del mondo).

Noi ci sentiamo un po’ degli scrocconi, ma di fatto abbiamo esaudito la loro richiesta, e quindi essendo gli Akha soddisfatti, non possiamo sentirci in colpa.

Siamo ricevuti dalla moglie del capovillaggio ed il più piccolo dei figlioli, e mangiamo nella sua capanna. Lei è abbigliata col tipico copricapo ricoperto di monetine d’argento, così come tutte le altre donne intente alle faccende domestiche che incrocio.

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Masticano betel e sputano saliva colorata di rosso che pare sangue. Mi fa un po’ effetto.

Nessuno insiste per venderci nulla, anzi, non hanno proprio nulla, eppure sembrano star bene così. Al ritorno, spedirò all’ufficio turistico delle cartoline da recapitare al capo villaggio, speriamo lo abbiano fatto..

Logico quindi che, a Chiang Rai, in seguito, io rimanga scioccata dal modo in cui gli Akha e Lisu del posto mi approcciano.

Molto soddisfatti rientriamo a Muang Sing, e consumiamo il cenone di Capodanno in uno dei due ristoranti del paese. La sera fa freddo e per fortuna mi sono portata una giacca a vento leggera imbottita di pile.

Muang Sing, Luang Prabang e Vang Vieng sono state la parte più bella della mia vacanza.

1/1

Io ed i due inglesi dell’escursione di ieri ci rimettiamo in cammino verso la Thailandia, e prima che il nostro tuk tuk ci porti al molo di Xieng Kok per 15mila kip ci facciamo un giro nel mercato locale, frequentato soltanto da gente del posto. Le donne portano in testa delle sciarpe coloratissime.

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Da Xieng Kok scendiamo in lancia veloce sino a Huay Xai. E’ in questo frangente che noto come la parte Tailandese sia ricca e sviluppata rispetto a quella laotiana.

Ad un certo punto i barcaioli, per fare la cresta sul conto pagato all’agenzia (30 usd) vorrebbero farci scendere e proseguire in bus, ma noi ci rifiutiamo, se non ci ridanno indietro i soldi, e quindi desistono, scoraggiati.

Oltre a me e agli inglesi è presente sulla lancia una coppia di giapponesi, papà e figlio. Il più inviperito è proprio il vecchio signore. Mi dice il figlio che ha ottant’anni, ed ha fatto la guerra con gli americani. Costui attacca una reprimenda di minimo 5 minuti, in giapponese, inveendo e gesticolando, e concludendo con “Bad Boy!!”. I barcaioli sono ammutoliti perché la loro società è ancora nella fase in cui gli anziani sono molto rispettati, e quindi beccarsi un cazziatone del genere, anche se non capiscono un accidente, è disonorevole. Noi occidentali rimaniamo a bocca aperta perché per noi è proprio l’esatto contrario! A me scappa anche da ridere perché il “bad boy” non me l’aspettavo proprio.. mi sembra un fumetto.

Arriviamo a Huay Xai e mi sistemo per la notte al Saybadee Guesthouse, 56mila kip.

In città ci sono dei templi coloratissimi.

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 2/1

Con una traghettata da 20 baht attraverso il fiume e pago 15 baht per lasciare il paese.

Sono assai poco informata sullo tsunami e non ho assolutamente idea sulle condizioni in cui versi Phuket, per cui decido che come prima cosa vado a Chiang Rai, e poi decido.

Prendo un bus da 65 baht e arrivo in città alle 14.

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La Lotus Guesthouse, 150 baht, mi sembra un posto accogliente.

Ceno al mercato notturno

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Inizio ad incontrare gente con ferite varie, graffi soprattutto, fasciati o meno. Sono persone che erano al mare quando è arrivato lo tsunami, ma non sono voluti rientrare a casa, e hanno riprogrammato la vacanza lontano dalla costa. A Chiang Mai ne incontrerò altri, e avrò modo di parlare con loro.

Vado al Museo Tribe Hills. So che anche loro organizzano escursioni ai villaggi, ed ingenuamente spero che siano migliori rispetto ad un’agenzia di viaggi. Prenoto un tour per il giorno seguente, 1500 baht

3/1

Il tour è una mezza delusione. Peccato

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4/1

I miei appunti … mi hanno abbandonato.. chissà, forse non ero più motivata ad annotare nulla.

Con un bus da 139 baht approdo a Chiang Mai, da qui nebbia assoluta.

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Ritrovo gli inglesi di Muang Sing, mi faccio tagliare i capelli da una parrucchiera locale per 3 Euro, e fa un ottimo lavoro, faccio un’altra deludente escursione, comprendente anche un tour a dorso di elefante. Povere bestie, hanno le catene ai piedi.

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Incontro due americani che erano ad Ao Nang (vicino a Krabi) al momento dello tsunami, e mi fanno vedere il filmato che hanno fatto con la loro telecamerina. “scusa, ma non sei scappato subito?” chiedo. Loro non rispondono. Contrariamente ad altri video visti in tv, dove la massa d’acqua è un’onda già rotta, e schiumosa, qui si vede un muro d’acqua che avanza, integra, un palazzo che viene addosso alla riva. E’ spaventoso. E’ ovvio che quando l’onda si è rotta, come a Phuket, i due tizi erano già fuggiti a gambe levate. Io comunque al posto loro non avrei perso tempo a filmare.

Chiang Mai ha qualche bel tempio, bellissimi giardini pieni di fiori,

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il mercato notturno mi delude un po’, perché è molto caro. Invece faccio ottimi acquisti al Warorot Market che vende anche articoli turistici e souvenirs, a prezzi minori. E’ ovvio che non ha la scelta di quell’altro.

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Accanto al mercato notturno c’è un negozio gestito da indiani (o pakistani) che vende bellissimi oggetti di pietre dure. Quando sento altri clienti francesi profondersi in convinti apprezzamenti sulla merce esposta, (da loro discorsi precedenti avevano detto di essere gioiellieri) decido di comprare qualche collanina, facendo poi un’ottima figura con le amiche.

6/1

Rientro a Bangkok in treno, questa volta in cuccetta di 2a classe senza aria condizionata (ci sono infatti solo ventilatori). Il vagone è un po’ tetro e conciato, ma non mi formalizzo.

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Prendo un bus pubblico dalla stazione Hualamphong al Palazzo Reale. Gentilmente gli altri passeggeri mi indicano dove scendere. Vedo l’alba sorgere dietro i suoi tetti.

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E’ splendido come sempre.265227177RPLqtO_fs

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Al Pra Athit assisto alla questua mattutina di alcuni monaci.

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E’ un po’ buffo che non abbia visto quella di Luang Prabang, nominata su tutte le guide, (alcuni si sono lamentati che è un po’ troppo turistica) e mi capiti per puro caso di imbattermi in questo episodio isolato nella capitale thai, che rispetto a Luang Prabang è molto più occidentalizzata e meno spirituale.

Passo da Khao San Road, un muro angolare è stato trasformato in enorme bacheca dove sono affisse le foto di persone decedute, ricordate da peluches, bigliettino, mazzi di fiori, e anche di quelle ancora “missing”. Forse qui mi rendo conto davvero di quello che è successo.

 

 

4 thoughts on “Laos + Nord Thailandia e Bangkok

  1. ciao, complimenti per i tuoi stupendi viaggi e per come li racconti, io con la mia ragazza vogliamo partire per il Laos (fine luglio/primi di agosto), tu in che periodo sei andata?
    grazie
    Claudio

    • Ciao Claudio, grazie per aver letto ed apprezzato il mio racconto 🙂
      Io ero stata in Laos durante il periodo di Natale. Però ho visitato altri paesi della zona ad agosto, ad esempio la Cambogia, il Vietnam, la Birmania, e ti consiglio comunque di andare 🙂

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