Etosha National Park

Etosha National Park

Trasporti

Camionetta fornita dal tour operator (Wild Dog Safaris). A differenza di quanto usato in Botswana, questa era completamente chiusa, con grandi finestrini scorrevoli, e tetto apribile. Non si corre quindi il rischio di congelare, come successo a Maun.

Dormire

Tenda, condivisa con una giovane veterinaria inglese, che precedentemente al safari aveva lavorato come volontaria per 3 settimane a Naankuse. Una notte a Namutoni ed una a Okakuhejo. Campeggi di stampo europeo, organizzatissimi, con piscina, ristoranti, empori, bagni con docce calde e wc con sciacquone.

Mangiare

Il nostro driver, ed il suo aiutante, hanno preparato anche i pasti. Non hanno ovviamente una formazione da chef, ma se la sono cavata ed hanno preparato piatti semplici e gustosi, soddisfando tutti i palati.

Organizzazione del viaggio

Dapprincipio volevo noleggiare un’auto a Otjiwarongo, visitare il Cheetah Conservation Fund, e poi dirigermi all’Etosha, tuttavia a gennaio già tutti i bungalow più economici erano prenotati, per cui ho desistito. Wild Dog Safaris, oltrechè molto raccomandata sulle varie guide cartacee, era stata utilizzata anche da un’amica viaggiatrice che stimo molto, per cui diciamo pure che ho scelto ad occhi chiusi. In ogni caso, tutti i safari all’Etosha, ad eccezione dei costosissimi tailor made, dedicano a questo parco 3 giorni, quindi non è che avessi granchè da cercare come alternativa. Questo tipo di safari è denominato “participated”, nel senso che i partecipanti devono montare e smontare le tende, aiutare nella preparazione del cibo, tipo pelare le verdure, apparecchiare la tavola, e poi lavarsi i propri piatti. Di acqua a disposizione ce n’è pochissima, e tutti i piatti devono essere insaponati e risciacquati cambiando tipo 2/3 volte l’acqua nella bacinella. Non è quindi roba per schizzinosi. I gruppi possono essere numerosi, ad esempio noi eravamo in 13. L’età media dei partecipanti è sui 30 anni. Detto questo, ho preferito questa escursione a quella successiva, più cara, più confortevole, e con gruppo di età più avanzata, perché i giovani sono più vivaci e dinamici, e ci si muove molto di più. Il lato negativo è che, dovendo noi stessi organizzare il campo, abbiamo dovuto ovviamente rientrare parecchio prima del tramonto, o partire ben oltre l’alba, per aver luce sufficiente. Questi, si sa, sono anche i momenti migliori per gli avvistamenti di selvaggina, e quindi sicuramente avremo perso occasioni preziose. Abbiamo dormito per terra su materassini di gomma piuma. Prima notte trascorsa a Okakuhejo, alla cui pozza abbiamo avvistato rinoceronti ed elefanti, mentre invece a Namutoni soltano un’antilope in tutta la serata.

Stellate magnifiche

Impressioni

Ambiente arido e molto diverso dall’Okavanago. 

Gli Etosha Pan, spettacolari, ricordano il Salar de Uyuni.

Sarò stata sfortunata, ma non ho avvistato nessun leone, né ghepardi, soltanto un leopardo.

I veicoli sono costretti a seguire le piste principali, al limite deviando di un pelino in prossimità delle pozze, alcune naturali, altre artificiali, dove, soprattutto nella stagione secca, gli animali si raggruppano per dissetarsi.

Come in Botswana, moltissimi elefanti. 

Qui si possono ammirare specie che non vivono in Botswana, tipo i dik dik, e i rinoceronti

Laghetti artificiali sono stati creati in adiacenza dei campi, è possibile accomodarsi sulle panchine e godere dello spettacolo ad ogni ora, ma il tempo migliore è sicuramente la notte.

Se posso dare un consiglio ai tour operators, credo dovrebbero aggiungere un giorno in più a queste escursioni, quindi almeno 4 e non 3.

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