Mandalay

MANDALAY 19 e 20 luglio 2015

Trasporti

Volo Air Asia da Bangkok a Mandalay (46 Eu)

Faccio un piccolo passo indietro. I due giorni precedenti, 17 e 18 luglio, li ho trascorsi a Bangkok, perché era molto meno costosa l’opzione Qatar Milano/Bangkok + Air Asia su Mandalay piuttosto che volare direttamente in Myanmar da Milano

Ho trascorso l’ultima notte nella capitale Thai in un ostello vicino alla stazione Hualamphong, il Cozy Bangkok Place, raccomandatomi dalla mia amica cinese Aileen. Presto scriverò qualcosa sui mercati galleggianti di Amphawa visitati nei giorni precedenti. Sono partita con l’espresso delle 7 (costo 20 baht), che mi ha scaricato all’aeroporto Don Muang dopo alcune fermate e circa un’ora di sferragliamento. E’ questa la via più economica per raggiungerlo. Don Muang si trova infatti sulla tratta delle linee ferroviarie a nord della capitale (destinazione finale Chiang Mai).

L’immigration a Mandalay non presenta problemi di sorta, ho fatto il cosiddetto on line visa application e tutto fila liscio come l’olio. Cambio 400 Euro in aeroporto, al tasso di 1316:1.

Air Asia offre un bus gratuito dall’aeroporto al centro città

Quando si tratta di lasciare la città in direzione Hsipaw, erroneamente penso si tratti semplicemente di andare al terminal e mettere le chiappe su un bus senza informarmi prima. Ecco qui come è andata

Dormire

Durante il trasferimento dall’aeroporto conosco Josè, velista giramondo spagnolo, e Rebeca e Natalia, due ragazze del Costarica che però studiano in Cina. Il bus ci scarica nei pressi del palazzo reale, in una giornata calda e parzialmente soleggiata

José ha una vaga idea di dove possano trovarsi gli hotel economici in zona, tutti siamo d’accordo nel voler spendere il meno possibile, e quindi ci dirigiamo verso il Nylon. Sostiamo per una ispezione anche alla Royal Guesthouse, quasi prospiciente, e che sarebbe anche migliore, ma purtroppo non ha abbastanza camere libere. Al Nylon una singola piuttosto spoglia costa 14 USD. E’ pero dotata di acqua calda, ventilatore, ed aria condizionata. Scarsissima la colazione.

Mangiare

La prima sera, con i ragazzi, ceniamo in un ristorante praticamente di fronte alla Royal GH (2650 MMK), economico e buonissimo. La sera seguente, trovandolo già chiuso, capito all’angolo fra la 83 e la 26, dove si cucina direttamente in strada, tra una gran folla seduta a bassi tavolini di plastica tipo asilo, e scarafaggi che slalomeggiano ai piedi. Ci si sistema dove c’è posto, ed io invito ad accomodarsi accanto a me quella che si rivelerà essere una giornalista, con una coppia di amici. Occupavo da sola un tavolo da 4; essendo straniera, ho visto che loro erano un po’ esitanti, ma con un sorriso ho risolto tutto. Interessante conversazione sullo stato Shan. La cena è ottima, 2000 MMK per un chicken byriani.

Impressioni

Molto più affascinante e meno torrida di come la descrivono. Il grado di appeal credo dipenda dal fatto se sia o meno il punto di approdo in Myanmar, l’impatto col caldo forse è legato alla città di provenienza. Essendo nel mio caso Bangkok, ho provato addirittura sollievo.

Escursioni

Mi ero concessa da programma un giorno in più di permanenza, ma ho cambiato volentieri i piani iniziali dopo aver conosciuto José, Natalia e Rebeca che, avendo pochi giorni per visitare tutto il Myanmar, e potendo dedicare soltanto un giorno e mezzo a Mandalay, mi hanno chiesto di unirmi a loro e condividere i costi di trasporti privati.

Dopo aver posato i bagagli in stanza, e senza neanche riposarci e pranzare, ci ritroviamo tutti in strada cercando un tuk tuk che ci faccia fare il giro della città (2500 MMK la mia quota, quindi 10mila in totale).

La prima tappa è la Mahamuni Paya, una delle più importanti pagode della città, visitatissima

in seguito le pagode alla base della Mandalay Hill

ed infine la Mandalay Hill,

in cima alla quale dozzine di studenti ci aspettano per fare pratica di inglese. Scoppia un temporale di proporzioni bibliche

Il mattino seguente, ci attende un concentrato delle bellezze che i dintorni della città hanno da offrire. Sagaing, Mingun, Inwa, Ubein. I miei amici partono stasera, io in realtà avrei potuto permettermi più calma, ma temo di non trovare altri con cui condividere taxi, e fare tutto coi mezzi pubblici prenderebbe troppo tempo. La quota a mio carico è 11500 MMK.

Sagaing

Mi lascia un po’ indifferente la visita alla U Min Thonze Cave. E’ po’ imbarazzante da ammettere, ma sono molto più interessata ai souvenirs che non alla lunga sequenza di Buddha sul pavimento piastrellato di verde.

Rimarchevole la Sagaing Hill, e la vista dal tempio di Soon Y Ponya Shin : colline punteggiate di templi dorati, ed il grande fiume Irrawaddy sullo sfondo. Si respira un’aria particolare, intuisco che questo sia il primo assaggio di ciò che il paese ha da offrirmi.

 

Mingun

Nulla di particolare da annotare. La grande pagoda incompiuta, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere la più grande mai costruita, è una specie di ammasso di mattoni non particolarmente attraente, in my humble opinion. Vi risparmio dunque le foto. Qui ho comprato la Sim Oredoo 2500 MMK

 

Inwa

Sicuramente il migliore dei 4. Merita una visita approfondita. Calessini trainati da cavalli attendono gli stranieri sulla riva del fiume. Accolgono obbligatoriamente soltanto due persone a bordo, il prezzo di partenza è sui 15/20 dollari, ma ho sentito gente lamentarsi che poi a mezza corsa pretendono di più, o vanno dove vogliono. Non è vero che i siti sono distanti decine di km, come dicono i cocchieri per farci desistere, tuttavia, poiché non ci sono indicazioni, è bene arrivare preparati. Secondo me la bicicletta sarebbe l’ideale. La zona è troppo vasta da pattugliare a piedi in 60/90 minuti, per cui, noi ci siamo limitati al sito più vicino, e ad un altro poco distante. La nota positiva è che siamo capitati in un villaggio dove non c’era nessun turista.

Molto piacevole camminare fra i campi, cercando di scorgere in lontananza, oltre le chiome degli alberi, lo svettare di guglie e stupa dorati.

Scavalcando la recinzione di un ingresso secondario, riusciamo a non pagare i 10 USD del biglietto turistico. Non ci sentiamo in colpa per questo, perché tanto i proventi vanno al Governo, che ha spudoratamente dichiarato di non volerli investire per il mantenimento dei siti. Il Maha Aung Mye Bon Zan Monastery è splendidamente quasi deserto nelle prime ore del pomeriggio, ma ho letto che può essere molto affollato la mattina quando orde di macchine fotografiche cercano di immortalare la questua dei monaci.

U Bein Bridge

Gli stranieri arrivano su questo ponte in teak lungo circa un chilometro soprattutto per fotografare i  tramonti. Capitandoci di domenica, incontriamo anche un sacco di gente del posto, in una atmosfera piacevole di festa paesana. Molti studenti universitari, e monaci, si ritrovano qui per incontrare turisti, e, nuovamente, fare esercizio di inglese

 

 

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