Pindaya

PINDAYA 30 luglio

Non è semplice raggiungere Pindaya senz’auto a disposizione, ma con un po’ di buona volontà ce la si può fare. Il posto più comodo dove fare base è Kalaw, perché qui ci sono più alberghi e agi. Se uno invece vuole vedere meno turisti può fermarsi ad Aung Ban, che ospita un bellissimo mercato, a detta della gente del posto, e dove comunque esiste qualche buco dove sistemarsi. Ovviamente alla reception del mio Seint Hotel di Kalaw non hanno nessuna idea di come andare a Pindaya, se non con un taxi al prezzo di 35 USD a/r, e neppure la Lonely Planet è molto precisa in proposito. Sono sicura comunque nella possibilità dell’impresa e quindi, subito dopo aver depositato i bagagli in hotel inizio a pattugliare sulla Circular Road gli unici punti che ritengo strategici, ossia la fermata dei bus, ed il ritrovo dei mototaxi, rompendo i maroni a tutti, anche quelli che non spiccicano una parola d’inglese. Mi dicono che il minivan per Aung Ban, dove devo cambiare, fa capolinea nello spiazzo dietro al mercato. La partenza dovrebbe essere al mattino presto. Mi precipito allo spiazzo, ed inizio ad interrogare tutti facendo una media delle risposte. Come risultato, mi materializzo in loco il mattino dopo alle 6, ed effettivamente un bel pulmino compare in scena poco dopo di me. Partiamo alle 6.45 e dopo credo mezz’ora arriviamo a Aung Ban, in zona clock tower, mentre ha di nuovo iniziato a piovere. Nessuno ha idea dell’orario del bus per Pindaya, c’è chi dice le 8 e chi le 11. Ovviamente molti mototaxi si offrono. Le 8 non sono molto lontane, mi metto al riparo sotto ad un balcone e attendo. Transitano alcuni pick up, già strapieni. Finalmente se ne ferma uno, vuoto: il tizio al volante propone 2000 MMK. Tentenno. In cabina, seduto, c’è un monaco. In genere non accetto passaggi, soprattutto se sono tutti uomini, ma queste non mi sembrano poi persone così terribili, anzi il monaco è rassicurante, per cui mi accomodo, sola, nel cassone. Mi sembra di essere a Pechino Express!

Giunti a Pindaya, il driver accosta accanto ad un animatissimo mercato, e mi fa un cenno come per dire “sparisci”. Scende accompagnato dal monaco, e si dilegua. Sono incerta sul da farsi, insicura di aver interpretato bene. Lo aspetto qualche minuto e poi mi rendo conto che, se davvero avesse voluto i soldi, li avrebbe ritirati prima di andarsene.. Le grotte le vedo a mezza costa su una collina davanti a me, decido di incamminarmi costeggiando il lago. Passo accanto ad un albergo con vista, il Pindaya, le cui camere più economiche costano 40 USD, ed il Conqueror, di cui non chiedo i prezzi. Colpita da attacco di dissenteria, evito di andare al Green Tea Restaurant, che mi sembra molto costoso, anche solo per una colazione, preferendogli una più semplice tettoia di bambù dove mi servono yogurth freschissimo e thè verde.

Accanto alla scalinata che conduce  alla Shwe Oo Min Paya, una distesa di statue bianche di Buddha, e contadini che caricano quintalate di cavoli sui trattori.

L’ingresso costa 3000 MMK + 300 MMK per la macchina fotografica.

Nella grotta sono custodite più di 8000 Buddha, di ogni dimensione e materiale. Alcuni uomini stanno applicando lamine dorate su alcune statue.

Ridiscendo in paese e, per rietrare a Kalaw, chiedo informazioni al gentile gestore dell’economico Myit Phyar Zaw Gji Hotel, situato vicino al mercato. Mi dice che un bus è previsto per le 14, e gentilmente mi invita ad accomodarmi nella sua reception per aspettarlo. Ma c’è tempo per pranzare, per cui lo ringrazio, e mi incammino verso U Sake, dove una zuppa di noodles costa 1000 MMK. Per tutto il tempo sono stata l’unica straniera, a parte qualche turista arrivato in macchina alle grotte mentre io uscivo. Andando quindi di mattina, si può essere certi di stare tranquilli. Il minibus alle 14 c’è davvero. Rientrata a Aung Ban, con un mototaxi (2000 MMK), mi faccio riportare a Kalaw.

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